Dexter – 8×12 Remember the Monsters?
Non è mai facile recensire un finale di serie, specie se si parla di uno show come Dexter. Non è facile per svariati motivi: la complessità del personaggio principale, l’emotività nel veder finire una storia lunga otto anni… e la grande, grandissima delusione di un’ultima stagione (e di un’ultima puntata) che sembrano degni di un serial di seconda categoria.

Prima di addentrarci nella spinosa disamina della tenuta della serie stessa, soffermiamoci com’è giusto che sia su questa Remember the Monsters? che, sulla carta, aveva un potenziale enorme. La puntata, oltre a dover chiudere una storia lunga otto stagioni, doveva tirare le fila di quest’ultima annata, già tormentata di per sé: la domanda che infatti ci siamo fatti tutti riguardava il dubbio di un finale così importante, delle tante questioni aperte da dipanare in meno di un’ora. Diciamo pure che gli autori ci sono riusciti, ma il risultato è stato senza ombra di dubbio deludente, per usare un eufemismo.

Partiamo da Oliver Saxon, il villain meno riuscito della storia: a parte l’imbarazzante prova di Darri Ingolfsson, che manco nelle foto riesce a togliersi di dosso quell’aria da “sono psicopatico ma anche un bambino capirebbe che sto recitando”, il personaggio non aggiunge praticamente nulla alla storia, se non il fatto di essere proprio lui a sparare a Debra e a ferirla mortalmente. Il Brain Surgeon è quindi stato un mero accessorio di contorno: non ha tirato fuori nulla dall’anima di Dexter (Trinity Killer, dove sei?), non ha inciso sugli altri personaggi, nessuno se lo ricorderà mai: quindi, che senso ha avuto inserirlo così, nella stagione più importante di sempre? Nessuno. Questo è il primo punto che fa cadere le braccia: Dexter ha quasi sempre avuto una nemesi all’altezza – tranne forse Travis – e questa nemesi aveva assolutamente senso rapportata al momento storico del personaggio e a quello che lo circondava. Quest’anno ci si aspettava qualcosa di epico, di memorabile, qualcuno che incidesse definitivamente sulla vita di Dexter. Più o meno così è stato: è materialmente lui a uccidere Debra, ma il risultato emotivo è pari a zero.

Si arriva così all’atto finale di Saxon già consapevoli che morirà per mano di Dexter, ma con una vendetta senza mordente, senza pathos, che si consuma in tre minuti in maniera anche abbastanza comica: come fa Dexter a resistere al dolore di una penna conficcata nella sua spalla? Forse ci stiamo attaccando troppo ai particolari: allora dov’è il sangue? Dexter non prova nemmeno un minimo di dolore dopo, quando viene interrogato dai suoi due accondiscendenti colleghi. Ma questo è veramente il minimo: dov’è finito il Dark Passenger? Dove sono finite tutte quelle favolose riflessioni tra il giusto e lo sbagliato, tra il bisogno e il rimorso, sulla vita e sulla morte che faceva il caro, vecchio Dexter?

La seconda parte da analizzare riguarda Hannah e la sua davvero improbabile fuga da tutto e da tutti. Dispiace vedere un personaggio fortissimo come la McKay ridotto a una fuggiasca che, ricercata dal mondo intero, si nasconde… non nascondendosi. Va in giro (all’aeroporto!!!) senza un minimo travestimento, con un vestito vistosissimo – non bastasse già il suo aspetto a far girare tutti quando passa. La sequenza sull’autobus fa venire la pelle d’oca da quanto è girata male: dal nulla, come se fosse un illusionista, compare Elway (sul sedile di fianco!!! Ma da dov’è passato?) che la incastra; dopo un po’ Hannah decide di bere del tè e lo offre all’investigatore, che ovviamente rifiuta (con una recitazione da far accapponare la pelle); sembra tutto finito quando la bionda estrae una siringa (ma da dove? L’aveva preparata prima? Vede nel futuro?) e la pianta nella coscia di Elway. Ovviamente, sono esattamente in mezzo al pullman ma nessuno si accorge di quello che è successo. Dà veramente fastidio vedere una serie che era costruita benissimo fare questa fine: i particolari hanno cominciato a far naufragare tutto, conditi poi da una gestione ridicola degli avvenimenti e dalla recitazione sottotono della maggior parte del cast. Hannah si era presentata benissimo: un personaggio sfaccettato, complicato, giusto ma sbagliato per Dexter. Quest’anno è diventato ridicolo, senza senso, buono solo per ripetere ogni tre parole “Argentina”.

L’ultima parte da analizzare – ed è forse quella che fa più male – riguarda la fu Debra Morgan. Difficile spiegare la delusione nel vedere uno dei personaggi femminili più forti e potenti della televisione fare quella fine. Sia chiaro, la sua morte ci sta sia dal punto di visto narrativo, sia da quello emotivo dei protagonisti della serie: il fatto è che il tutto è stato gestito in maniera frettolosa e superficiale, relegando il momento catartico in dieci minuti e senza quel minimo pathos che la sequenza avrebbe meritato. Se invece che perdere tempo con l’inutile personaggio di Zach, con il flirt della ragazza della porta accanto, la love story tra Quinn e Jamie, la figlia di Masuka (?!) e altre evitabili e inutili storyline, ci si fosse concentrati sulla perdita di Debra, la stagione – e di conseguenza il finale – sarebbero stati un’altra cosa.

La morte di Debra rientra nel ventaglio delle scelte giuste perché è una punizione esemplare per Dexter, molto più dura e impattante che la galera o la sedia elettrica: è chiaro l’intento degli autori di fare dello spegnimento delle macchine da parte di Dexter una metafora della sua vita rapportata a quella della sorella. Debra ha sempre vissuto all’ombra del fratello, sin da quando lui le uccise il cane: da sempre quindi Debra ha sofferto per colpa sua, anche se molte volte senza accorgersene. La scelta di Dexter di staccare le macchine ha un senso catartico: materialmente la uccide, ma sostanzialmente l’ha già fatto parecchio tempo prima. La morte di Debra sarebbe dovuta essere un macigno nel peso di questa stagione, invece conta come un sassolino nella scarpa. Non c’è stato tempo di vedere la reazione di Dex e di tutti quelli che le stavano intorno; non c’è stato il tempo di emozionarsi per la perdita di un personaggio così importante. A quest’arco narrativo si sarebbe dovuta dedicare un’intera puntata, non solo dieci miseri minuti. Anche la scelta di vestire Dex con gli indumenti che di solito utilizza negli omicidi risulta ridicola: abbiamo capito qual è il messaggio che ci volevano dare, non c’era bisogno di ostentarlo così tanto. Lo stesso si può dire della scelta di gettare il corpo della sorella in mare nell’esatto punto di tutti gli altri corpi: è giusta di base e anche, se volete, emozionante, ma la gestione del tutto fa passare questa sequenza come una delle tante e non si è affatto data l’importanza che si meritava.

Anche i due minuti finali non sarebbero stati poi così male se inseriti in un contesto diverso: la scelta di Dexter di lasciare andare da soli Hannah e Harrison ci sta, contando che lui capisce davvero che in realtà non potrà mai essere normale. È una mazzata sui denti, è triste, è devastante per chi ha seguito la serie per otto anni: ma resa così, senza riflessioni finali, quasi incollata all’immagine di Hannah e Harrison a Buenos Aires, ha praticamente l’effetto opposto. In sostanza, Dexter accetta definitivamente e malvolentieri quello che è, visto quello che è successo a Debra: la sua immagine di solitudine è la punizione degli autori a un personaggio comunque oscuro, che ha fatto e continuerà a fare del male. Bello, peccato che sia stato preceduto da una stagione di basso livello, corredata da un’ultima puntata forse ancora peggio.

Dexter quindi ci saluta per sempre con un finale non degno della nomea della serie: ci lascia con il dubbio che le prime 11 puntate siano state totalmente inutili (che cos’ha portato di significativo la Vogel?) e che, se gestita in maniera differente, molte scelte sarebbero sembrate molto più corrette e molto più d’impatto, come una stagione finale dovrebbe essere. Probabilmente l’unica cosa da salvare e che alza di pochissimo il giudizio complessivo è l’intento di questo finale: al di là della pessima realizzazione, il destino del personaggio di Dexter è abbastanza condivisibile e cerca quantomeno di chiudere il cerchio cominciato otto anni fa. Sia chiaro: è difficile digerire una stagione del genere senza rimanere delusi, ma inserito in un contesto degno della serie, questo finale non sarebbe stato sbagliato. Il destino segnato di Debra e il rimorso, il dolore, la solitudine di Dexter sono quello che in fondo è giusto che sia capitato: il più grande rammarico è aver visto quest’ottimo potenziale gettato al vento da una gestione della narrazione che peggio non si poteva.

Ci lasciamo quindi con l’immagine di Dex barbuto, completamente solo in una mini villetta, di ritorno dal suo turno di taglialegna. Peccato che tutti assoceranno questa serie all’immagine di Debra in un letto d’ospedale, tenuta in vita solo dalla macchine: metafora ironica e involontaria di quest’ultima annata.

VOTO EPISODIO: 4½
VOTO STAGIONE: 4½
VOTO SERIE: 6½.
Sarebbe stato 7, ma il peso specifico negativo di quest’ultima stagione è troppo pesante per ignorarlo. Mi sono immaginato un voto per tutte le stagioni (dall’8 della prima, passando per il 10 della quarta al mesto 4½ di questa) e l’ho divisa per otto: potete immaginare con quanta rabbia si è data solo una sufficienza risicata a causa di questa stagione attesissima, dopo i primi brillanti anni dove si era messa la base per una serie di livello strepitoso.